In un precedente post ho descritto uno dei problemi che blocca questo paese: il deficit culturale. A mio avviso non si tratta di uno dei tanti problemi italiani ma bensì, del principale problema che impedisce a questo paese di crescere. Oggi vorrei entrare nello specifico facendo esempi pratici. Nel post precedente ho parlato di questi problemi:
- Scarsa propensione all’innovazione e alla ricerca
- Scarso uso di Internet (il 50% degli italiani non ha mai usato Internet)
- Scarsa consapevolezza delle potenzialità di Internet (Internet non è solo cazzeggio su Facebook)
- Cultura del tutto gratis (non si capisce perché, ma su Internet sembra che tutto debba essere gratis)
Ebbene, questi punti rappresentano solo la punta dell’iceberg. Il problema è molto più grosso e ne vorrei parlare qui. Quando parlo di “deficit culturale”, cosa intendo? Forse scarsa cultura romanzesca? No, non sto dicendo che per far crescere questo paese occorra leggere “Delitto e castigo” di Dostoevskij o “Guerra e pace” di Tolstoj. Certo, se uno legge questi romanzi, non gli fa certo male, ma non è questa la cultura che intendo io. Cosa intendo allora per cultura? Saper leggere e scrivere?
Beh, saper leggere e scrivere lo diamo per scontato, no? Anche se a dire il vero, forse non ci crederai ma in Italia c’è ancora molto analfabetismo. Secondo le statistiche, nel 2005 (appena 6 anni fa) in Italia c’erano ben 6 milioni – 6 MILIONI – di analfabeti totali. Ben il 12% della popolazione. Nelle statistiche mondiali, l’Italia è il fanalino di coda fra i 30 paesi più istruiti. Essere analfabeti non vuol dire non saper leggere e scrivere. Esiste infatti anche il cosiddetto analfabetismo funzionale, cioè l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana (riempire una domanda d’impiego, capire un contratto legalmente vincolante, seguire istruzioni scritte, leggere un articolo di giornale, leggere i segnali stradali, consultare un dizionario o comprendere l’orario di un autobus).
Infine esiste il cosiddetto analfabetismo di ritorno che colpisce persino le persone laureate. Di cosa si tratta? Il cervello va allenato continuamente, perché se non lo si mantiene in esercizio, si atrofizza esattamente come accade con i muscoli. Chi si rompe un braccio, deve tenerlo bloccato con l’ingessatura per parecchio tempo. Quando toglie l’ingessatura, il braccio si è rimpicciolito. Perché? Perché non potendosi muovere, i muscoli si sono atrofizzati. Con il cervello accade la stessa cosa e anche le persone laureate, se smettono di leggere e di scrivere, perderanno tale capacità dopo pochi anni. Secondo De Mauro, 7 italiani su 10 non capiscono la lingua italiana. Triste, vero?
Ma non è di analfabetismo che ti volevo parlare…
Da quando sto parlando del nuovo corso che sto lanciando in questi giorni, ho ricevuto parecchie e-mail. Di tutti i tipi. Ebbene, vuoi sapere quali sono i blocchi culturali che paralizzano questo paese? Eccoli:
- Non mi fido di te. Molte persone promettono lavori e poi…
- Non mi fido di te. Per lavorare non si deve pagare!
- Non mi fido di te. 30 euro al mese senza scadenza: prenderai i miei soldi all’infinito?
- Non faccio in tempo a caricare PayPal con il bonifico, fai le cose troppo in fretta
- Non faccio in tempo a caricare PayPal, va bene anche una carta Postepay?
- L’iscrizione al corso è in inglese, puoi farla in italiano?
- Come faccio a pagare?
- Quanto dura il corso?
- Ti ho già detto che il corso non mi interessa
- Ti ho già detto che non ho i soldi per il corso
Se tu che mi leggi ti ritrovi in una di queste domande, sappi che questa non è una sterile critica negativa nei tuoi confronti. Al contrario, è un tentativo di spronarti a cambiare. Ho scritto decine e decine di articoli sulla crescita personale, cercando appunto di far crescere le persone, ma mi sono reso conto che l’impresa è titanica, perché se non sai leggere, non potrai mai capire ciò che scrivo. La colpa è della scuola italiana, non c’è il minimo dubbio. L’Italia sta regredendo culturalmente. Perché? Perché un popolo regredito culturalmente è un popolo schiavo facilmente manipolabile. Torniamo ai 10 punti che ho scritto qui sopra e vediamo di rispondere.
Punti 1 e 2: io non offro lavoro. Chiaro? Lo ripeto ancora una volta: io non offro lavoro. Tu mi paghi per frequentare un corso, non per lavorare. Fine della storia. Punto 3: i pagamenti ricorrenti con PayPal, funzionano esattamente in questo modo: tu paghi e ogni mese PayPal preleva i soldi dal tuo conto. È un po’ come una domiciliazione bancaria, hai presente? Sì, quel meccanismo che consente di pagare le bollette automaticamente attraverso il proprio conto corrente. L’ENEL ti frega? L’ACEA ti frega? La Telecom ti frega? No, semplicemente prelevano i soldi dal tuo conto, perché tu hai autorizzato loro a farlo. Però tu sei libero/a di disdire il contratto con Telecom, ENEL o ACEA quando ti pare. Con PayPal è la stessa cosa: ti basta un click per annullare un pagamento ricorrente. Alle persone che mi hanno scritto chiedendomi come annullare i pagamenti, ho risposto spiegando come fare. Semplice.
Punti 4 e 5: PayPal ti consente di pagare sia attraverso il tuo conto PayPal e sia attraverso una qualsiasi carta di credito. Ma come fare a ricaricare PayPal? Ebbene, esistono le carte di credito ricaricabili. Devi pagare 10 euro? Carichi la tua carta ricaricabile con 10 euro, effettui il pagamento e dormi sonni tranquilli. Dormi sonni tranquilli perché se qualcuno ruba il numero della tua carta, potrà farci ben poco, perché detta carta sarà vuota. Senza soldi. Devi forse aprire un conto corrente per avere una carta di credito ricaricabile? Nossignore. Se tu entri in qualsiasi banca, in qualsiasi ufficio postale, in qualsiasi tabaccheria, potrai acquistare una carta di credito ricaricabile.
Punto 6: l’iscrizione è in inglese. A parte il fatto che ormai con Internet imparare l’inglese è uno scherzo, ne ho parlato persino in un mio vecchio post, ma… se proprio non capisci cosa vuol dire “click here”, esiste il traduttore Google. Copi la frase che non capisci su Google e lui te la traduce in italiano. Semplice. Comunque, in passato avevo tradotto il software di registrazione alle mie membership in italiano, proprio per prevenire simili problemi. Questi giorni però, a causa di un aggiornamento software che non potevo evitare di portare avanti, ho perso le traduzioni in italiano. Oggi dovrebbe essere nuovamente tutto in italiano.
Punti 7 e 8: come faccio a pagare? Quanto dura il corso? Delle due l’una: o non sai leggere oppure non ti va di leggere. Siccome non credo che tu non sappia leggere, resta in piedi l’unica ipotesi plausibile: non ti va di leggere. Ebbene, se non ti va di leggere, non ti iscrivere al mio corso, perché ti avverto: ci sarà da leggere assai. Perché dico queste cose? Perché la durata del corso l’ho scritta in tutte le salse: via e-mail, nella lettera di vendita e nell’articolo con le FAQ. Stessa cosa per il pagamento.
Punti 9 e 10: questo è il punto più bello. Ogni volta che mando una e-mail alla mia lista, c’è sempre qualcuno che mi risponde: “ti ho già detto che non ho i soldi”. Ebbene, quella e-mail non l’ho mandata solo a te che non sei interessato/a, l’ho mandata a migliaia di persone: a tutti gli iscritti alla mia lista. Starei fresco se dovessi mandare una e-mail personalizzata a tutte le persone che si sono iscritte spontaneamente. Io mando la stessa e-mail a tutti. Quindi, se ti arriva una e-mail che non ti interessa, ignorala semplicemente. Facile, no?
Qualcuno mi ha detto che non mi devo arrabbiare, altri mi hanno detto che non so trattare con i clienti. Niente di tutto questo. Io mi arrabbio assai di rado, se tu che mi leggi mi conoscessi di persona, lo sapresti. Il punto invece è questo: se scrivo queste cose è perché vorrei che chi mi legge possa crescere ed evolversi. Tutto qui.
Vuoi imparare a metterti in proprio su Internet? Iscriviti alla mia membership!
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Non so quanto ti possa aiutare sapere che non sei il solo a pensarla così, capisco ogni tua parola e condivido ogni argomento. Vivo e lavoro in Brianza, una delle zone più ricche del mondo, ma la situazione è la stessa che hai descritto così bene: diffidenza verso ogni cosa che non si conosce, chiusura a riccio su ogni fronte, recinzione della propria area di pensiero con filo spinato. Risultato? Un’area che in passato ha fatto dell’innovazione e dell’imprenditorialità la sua forza si sta inaridendo e perdendo per strada. Non è così per tutti, ma la percentuale di chi non vuole nemmeno sentire parlare di certe cose chiudendosi le orecchie a forza è impressionante. Non vorrei che prima o poi uno tsunami di pensiero innovativo ci spazzi via del tutto…
Che dire, continua a crederci e insistere, chissà che prima o poi possa vincere anche la ragione, altre aree del mondo ci dicono che si può. Ciao. Walter
Commento by walter — @
AAAhhhh! Bello questo post! Non so se ridere o piangere. Anche a me succede quasi la stessa cosa…nonostante sul mio sito specifico dappertutto che la consulenza è gratuita, trovo molte persone che prima di iscriversi alla newsletter “gratuita” mi mandano una email: “ma è gratuita?”
Ad ogni modo, chi è intenzionato a cambiare la propria vita agisce.
Mi sono appena iscritto al nuovo corso on-line per diventare webmaster partendo da zero. Uscirò con le capacità di un pilota da caccia?
Ci vediamo sù, nel cielo, blù.
A presto Sir!
Fabio
Commento by Fabio — @
io mi sono occupata, in passato, di orientamento, cioè detto terra terra facevo seminari per i neolaureati sulle tecniche di ricerca attiva del lavoro, in un centro di formazione. Orbene, moltissimi baldi giovini freschi di laurea in “Teorie e tecniche di coltivazione, innaffiamento e cottura a vapore del finferlo marsicano a essicazione lenta”, ovviamente con tanto di lode, prima di iscriversi, chiedevano: ma dopo il corso, mi darai il lavoro? Quanto mi pagherai? Che contratto mi fai? ….CHE CONTRATTO TI FACCIO???? Oppure: ma dopo troverò di sicuro un lavoro? Perché se non ho la garanzia, mio padre non mi dà i soldi per frequentarlo…(beh sono 50 euro…ti fai 2 serate da cameriere in trattoria e te lo paghi da solo). Risparmio le domande che uscivano fuori durante il seminario…Ho mollato, l’attitudine all’imprenditorialità ce l’hanno in pochissimi, inutile cavare sangue dalle rape.
Commento by ste. — @
Comprendo la tua amarezza, ma il fatto che le persone siano caute negli acquisti dipende oltre che dalla crisi anche e soprattutto dalla “non” ignoranza. Non dimentichiamo che esiste il mondo open-source e chi si avventura in questo mondo prende coscienza che molti servizi, software etc. sono di qualità estrema anche se il fruitore finale non ha l’obbligo di dare soldi. Complimenti per il lavoro svolto!
Commento by Tonino Borzelli — @
Scrivo solo per darti il mio sostegno, mi trovi completamente d’accordo.
Avendo una buona conoscienza del panorama anglosassone, non posso non evidenziare la drammaticità del panorama italiano dal punto di vista dell’approccio alle tecnologie.
Inoltre il problema culturale è anche un problema “mentale”, come hanno sottolineato gli altri commentatori, non riguarda solo la tecnologia.
Infatti, penso spesso che prima o poi aprirò un sito proprio per aiutare a risollevarsi da questo problema culturale.
Commento by Alberto Cabas Vidani — @