Quando Occorre Aprire la Partita IVA?

A SCANSO DI EQUIVOCI: SE APRI UN NEGOZIO O UN’ATTIVITA’ ECONOMICA CONTINUATIVA, DEVI APRIRE LA PARTITA IVA!

Molte persone mi chiedono: per inserire degli annunci AdSense sul mio blog, devo aprire la partita iva? Anche nei forum, se ne leggono delle belle: faccio collanine per hobby e vorrei iniziare a venderle su Internet, devo aprire la partita IVA? La cosa ancora più incredibile è che molte persone sono convinte che questa benedetta partita IVA sia addirittura obbligatoria non appena si inizi a parlare di soldi. Ho già parlato di partita IVA nel mio blog, ma forse è il caso di approfondire alcuni concetti. Vorrei farti arrivare alla verità facendoti ragionare e usando il buon senso. Considera queste “attività”:

  • Vendo la mia bicicletta usata su eBay o su una rivista come Portaportese o Portobello
  • Faccio collanine con le perline e vorrei venderle su Internet
  • Faccio ripetizioni di matematica
  • Do lezioni private di chitarra

Secondo alcuni, se fai queste attività devi aprire la partita IVA, altrimenti sei un evasore fiscale. Bene, iniziamo subito a chiarire una cosa: chi non possiede la partita IVA, non è un evasore fiscale se dichiara tutti i redditi che percepisce in sede di dichiarazione dei redditi. Ecco, semmai questo è il vero problema: quante persone dichiarano i propri redditi? Se io vendo la mia bicicletta usata su eBay, non devo certo aprire la partita, ne convieni? Infatti si tratta al limite di attività occasionale. Se invece sono un professore di matematica che tutti i pomeriggi “arrotondo”, allora sono obbligato a dichiarare i miei redditi derivanti dalle lezioni private, in caso contrario sono a tutti gli effetti un evasore fiscale.  Andiamo con ordine e vediamo cosa dice la legge. La legge dice che qualsiasi reddito percepito, va dichiarato. Se tu dichiari i tuoi redditi, non sei un evasore fiscale e stai a posto. Superata una certa soglia di reddito però, occorre in effetti aprire questa fantomatica partita IVA. Qui arrivano le dolenti note, perché la normativa non è chiarissima. Però c’è un modo molto semplice per capire se e quando occorre aprire la partita IVA. La partita IVA, come dice il nome riguarda l’IVA, la quale è regolamentata dal D.P.R. 633/72 (Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto), che recita così:

“imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate”

Ora, se tu crei e vendi collanine (notare il diminutivo, non ho detto “collane”), stai di fatto esercitando un’arte o una professione (creatore o creatrice di collane). Quindi sei una persona soggetta all’IVA e come tale dovresti aprire la partita IVA, giusto? Sbagliato! Già, perché siamo sicuri che tu stai effettivamente esercitando un’arte o una professione? La tua creazione di collanine è un hobby o una professione a tutti gli effetti? Come si fa a capirlo? Non certo con le interpretazioni personali, ma andando nuovamente a consultare cosa dice la legge. Sempre nel D.P.R. 633/72, all’articolo 5 troviamo:

“Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche ovvero da parte di società semplici o di associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata delle attività stesse.”

Ora, fai attenzione alla parola: “abituale”. Questo è il punto cruciale. Il tuo hobby diventa una vera e propria attività commerciale se viene esercitato in modo abituale e non occasionale. Quindi, sintetizzando:

  1. L’obbligo di apertura della partita IVA dipende dal carattere di abitualità o di occasionalità con cui viene svolta l’attività (art. 5 DPA 633/1972 DPR 633/72).
  2. Nel caso di abitualità occorre aprire la partita IVA
  3. Nel caso di occasionalità non occorre aprire partita IVA

Quindi, se la tua attività è saltuaria, non hai alcun obbligo di apertura di partita IVA. L’unico obbligo che hai è quello di dichiarare tutti i tuoi redditi nell’apposito modello 730 o Unico che dir si voglia. Ora, come si fa a distinguere tra attività abituale e attività occasionale? Qui casca l’asino, perché non sembra esserci una legge che definisca in modo inequivocabile come stabilire se un’attività è occasionale o continuativa. A partire dal 2003 però, qualcuno ha introdotto il concetto di lavoro occasionale all’interno della normativa italiana. Dal 2003 perciò, esiste la legge delega n. 30/2003 (meglio nota come legge Biagi) che stabilisce dei limiti perché l’attività sia da considerare occasionale e cioè:

  1. Prestazione di durata inferiore a 30 giorni
  2. Importo annuo massimo di 5.000 euro

Se una delle due condizioni non è soddisfatta, allora si parla di attività abituale, la quale è soggetta all’IVA e pertanto occorre aprire la partita IVA. Ora, tu potresti pensare che il riferimento alla legge Biagi sia una mia libera interpretazione, ma non è così. Il riferimento a tale legge viene fatto dall’INPS che dichiara testualmente:

“Si elencano i principali riferimenti normativi in materia di lavoro occasionale di tipo accessorio, partendo dalla Legge delega n. 30/2003 (legge Biagi n.d.a.) che ha introdotto per la prima volta le prestazioni occasionali di tipo accessorio (art. 4 c. 1 lettera d), poi disciplinate dal D.Lgs n. 276/2003 (artt. 70-73). L’ultimo riferimento normativo, in ordine cronologico, è la Legge n. 191/2009 (Finanziaria 2010), che ha apportato significative modifiche all’art. 70 in merito al campo di applicazione del lavoro occasionale accessorio, inserendo ulteriori attività ed ampliando la platea di possibili committenti e prestatori.”

So cosa stai pensando: il famoso tetto dei 5.000 euro vale solo ai fini dell’iscrizione alla gestione separata INPS! Ok, se non credi a me e all’INPS, allora dovresti credere al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, quando parla di lavoro accessorio.

Detto tra noi, credo che il tetto dei 5.000 euro sia stato pensato utilizzando il buonsenso. Al di sotto di tale cifra infatti, l’apertura della partita IVA non ha senso, perché i costi obbligatori per legge, supererebbero i ricavi. Una volta aperta la partita IVA infatti, occorre registrarsi obbligatoriamente presso l’INPS, versando un minimo di 3.200 euro l’anno, versare le imposte sul reddito percepito, pagare il compenso di un commercialista, etc. Insomma, sotto tale cifra si è in perdita. Bene, spero di aver chiarito una volta per tutte la questione della partita IVA.

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