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White Hat SEO e Black Hat SEO

tattiche seo

Prendendo spunto dallo schema di Rand Fishkin che vedi qui sopra, ho tirato fuori due elenchi, divisi per “cappello” e ordinati per utilità e valore (dalla più utile alla meno utile).

White Hat SEO

  • Ricerca delle parole chiave (da fare assolutamente)
  • Ottimizzazione della pagina (da fare)
  • Uso di Widget e Badge (da fare)
  • Contenuto virale/Pesca di link (Link Bait) http://www.posizionamento.ch/faidate-linkbait.htm (da fare)
  • Creazione di una sitemap XML (da fare)
  • Mirare ai motori di ricerca specializzati (vertical search)
  • Riscrivere gli URL dinamici (da fare, da fare…)
  • PageRank Sculpting, cioè pensare ai link in funzione del PageRank (non ci perderei tempo)
  • Link da Wikipedia
  • Ottimizzazione dei comunicati stampa (e article marketing)
  • Inclusione nelle directory DMOZ e Yahoo! (da fare)
  • Denunciare la concorrenza sleale (spam)
  • Usare il tag Meta Keywords (Google non lo considera poi molto)
  • Segnalare il sito ai motori di ricerca (quasi non serve perché i motori ti trovano da soli)

Black Hat SEO

  • Penetrare nei siti di altri e iniettare codice, Parasite Hosting (si va in galera)
  • Iniettare link (si va in galera)
  • Mascherare l’indirizzo IP, IP Cloaking (Google ti penalizza)
  • Commentare nei blog che usano il DoFollow (ancora con ’ste cose?)
  • Inserire link nelle directory a pagamento (Google ti penalizza)
  • Scambio di link reciproco (non serve a nulla)
  • Spam nei blog in modo automatico, splog (Google ti penalizza, si va in galera)
  • Troppe parole chiave, keyword stuffing (Google ti penalizza)
  • Generazione automatica di contenuti (Google ti penalizza)

Lo so cosa stai pensando: ci sono anche i Black Hat SEO che non vanno in galera, perché non iniettano codice malevolo nei siti degli altri in quanto posseggono centinaia di domini e siti ad hoc per queste pratiche. Già, ma si parla di aziende specializzate, di molti soldi da investire, di team di esperti SEO, etc.

Ovviamente ci sarebbe da parlare anche di Gray Hat SEO, ma…

Un consiglio, non diventare paranoico con il SEO. Altrimenti dovresti lasciar perdere alcune cosette molto utili di Wordpress come il Tag Cloud. Altrimenti ti ritroveresti a leggere articoli sulle catene di Markov. Altrimenti ti ritroveresti a chiederti NoFollow o DoFollow? Tutti fanno NoFollow e Google li penalizza. Allora tutti si spaventano e tornano al DoFollow… a che serve? Ok il SEO, ma la paranoia fa molti danni.

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2 commenti

  1. Marco scrive:

    Complimenti per gli argomenti per il modo in cui li tratti.

    Volevo fare una considerazione sui commenti:
    sembra che con i nuovi algoritmi di Google, che dovrebbero
    manifestare gli effetti gradualmente nel 2010, commentare nei
    blog dofollow non avrà più alcuna rilevanza dal punto di vista seo.

    Se confermata la cosa non può che farmi piacere, almeno chi commenta
    lo farà per partecipare in modo costruttivo alla discussione.

    Ciao

  2. Sir Vester scrive:

    Ciao Marco, benvenuto nel mio blog. :)
    Sì, hai ragione, quello che dici è vero. Però ho sempre considerato i commenti come uno strumento molto utile per un altro motivo (al di fuori del SEO): farsi conoscere. Se i commenti sono pertinenti e sensati, sicuramente ti faranno guadagnare visite.

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