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Social media marketing: da Carosello a Youtube

Il marketing non è più quello di una volta. Negli anni ’60 era sufficiente uno spot televisivo per poter raggiungere la gente. C’erano pochi marchi in circolazione. Uno spot creava facilmente fidelizzazione. I media tradizionali, televisione e giornali erano più che sufficienti. C’era Carosello. Anzi, noi piccoli andavamo a dormire “dopo Carosello”. Già perché Carosello era una specie di spettacolo. Gli spot erano semplici, ingenui, spesso divertenti (“e che, c’ho scritto Joe Condor?”, “Se ne approfittano tutti perché sono piccolo e nero…”, “Carmencita e Caballero”…).

Poi è arrivata Internet, il web, il web 2.0 (già si parla di web 3.0). Sono arrivati i social media: blog, facebook, twitter, youtube. Da allora ne sono cambiate di cose. Oggi c’è un sovraccarico incredibile di informazioni, di spot, di annunci. Non ci sono più due o tre marchi a contendersi il mercato. I marchi sono ormai tanti. Troppi? Non c’è più una USP (Unique Selling Proposition). Non c’è più una caratteristica che distingue in modo chiaro un marchio dall’altro. Oggi i prodotti sono tantissimi e spesso troppo simili tra loro.

Tutto questo si riflette all’interno di Internet. Ci sono troppe persone che scrivono sui blog, su Facebook, su Twitter. Una volta la pubblicità nel web era sinonimo di banner. Oggi i banner non li nota più nessuno. Si è passati al PPC (Pay Per Click) con gli annunci testuali. Anzi, a dire il vero, anche gli annunci testuali sono superati: oggi si usano i video. Questa è l’era dei social media. Infatti esiste il Social Media Marketing. Il punto fondamentale però è uno solo: come fare a distinguersi tra la massa? Oggi più che mai dobbiamo proporre qualcosa di unico se vogliamo ottenere dei risultati. Dobbiamo avere qualcosa di interessante da dire. Se hai qualcosa di unico da dire, allora il gioco è fatto: scatta subito il marketing virale.

Di questo se ne sono accorti anche i grandi marchi. Prendi l’esempio della Coca Cola. Ha prodotto una serie di 3 video virali (Cans Professional). Anzi, a dire il vero i video sono prodotti dagli utenti. Prima compri la lattina, poi produci il video e le fai pubblicità. Meglio di così…  Ma la Coca-Cola non è l’unica azienda ad avvalersi del viral marketing: chi non si ricorda il video della Dove? Peter Kim ha elencato nel suo blog una serie incredibile di esempi di aziende attive nel social media marketing. Già, ma gli italiani dove sono? Tutti dietro ad Adsense? Negli USA le mamme, tra una poppata e l’altra, si dedicano al web marketing part-time. Da anni.

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